LE VETRATE VENEZIANE

storia

La tecnica e la storia della vetrata sono strettamente connesse allo sviluppo della lavorazione del vetro che ha origini sin dal III millennio a.C. Infatti già allora, si colava in formelle per creare delle piastre. Nell’epoca bizantina invece si conosceva in più anche la tecnica della soffiatura dove veniva utilizzata per ampolle o vasi. Il primo utilizzo del vetro per chiudere le aperture degli edifici si ha nell’epoca romana, quando il vetro veniva colato il formelle sottili ed incastonato in strutture di pietra o legno. Dai primi secoli d.C. il legno e la pietra verranno sostituiti dal piombo per la tessitura della vetrata artistica, perché permetteva di ottenere delle trame più sottili.

Sin dal V secolo d.C. la vetrata assume una funzione narrativa delle sacre scritture e continuò a svilupparsi nel nord Europa arrivando ad un elevata capacità espressiva nel XIII sec. Infatti già sul finire del Duecento, per commissioni esterne a Venezia, nelle fornaci dei maestri vetrai veneziani, detti “fioleri“, a Murano, si producevano lastre di vetro trasparenti alla luce per oggetti e vetrate. Questa straordinaria diffusione dell’arte della vetrata figurata in Europa, per tutto il Trecento, fece sorgere ben presto altre botteghe veneziane concorrenti rispetto ai vetratisti d’oltralpe. Infatti negli anni successivi cominciò ad instaurarsi anche a Venezia la lavorazione della vetrata decorata e figurata. (La prima testimonianza sulla vetratistica di figura presente a Venezia è intorno al 1356-72). Venezia però, agli inizi, non sembra aver avuto un ruolo fondamentale nell’arte del disegnare, comporre e dipingere vetrate figurate. Ben presto tuttavia cominciò ad affermarsi fra le lagune una vetrata composta da una o più serie di vetri a rullo, detti “occhi di bue” o “rui”, di forma circolare e di varie sfumature cromatiche, fra loro saldamente piombati. Questi dischi circolari, molto sottili e di bella trasparenza, vennero impiegati sin dai tempi antichi con adeguata piombatura di sostegno per costituire piccole e grandi vetrate di destinazione ecclesiastica. E’ questo il tipo di vetrata che ben presto si diffonde negli edifici pubblici e in quelli privati della città. I rulli (“rui”in veneziano) sono lastre circolari di modeste dimensioni, ottenute per forza centrifuga, sottoponendo un globo di vetro opportunamente forato, a un movimento rotatorio fino a determinarne il completo appiattimento. Le prime citazioni sulle carte risalgono a Venezia nel 1405 “rotuli” o “rui” e venivano lasciati integri e legati in serie a piombo. Quelli di maggiori dimensioni invece venivano anche tagliati cosi da formare vetrate policrome, figurate, legate a piombo.

In seguito, agli inizi del Cinquecento, l’arte della vetrata figurata a Venezia subisce però non solo un grave appannamento, ma vede improvvisamente una brusca interruzione. Non sappiamo bene il motivo, d’altro canto è intuitivo che la straordinaria diffusione dell’arte dell’affresco tanto all’esterno che all’interno degli edifici veneziani contribuì non poco al tramonto dell’arte della vetrata figurata fra le lagune venete. Murano comunque, grazie all’edilizia veneziana ufficiale che si mantenne fedele al geometrismo strutturale dei piombi e ai vetri a rullo, continuarono la loro produzione di vetrate a “rui”. Questa tipologia di vetrate sono ancora oggi possibili da riscontrare in molti esempi che ci sono rimasti nelle chiese e palazzi Veneziani e Veneti assieme alle vetrate ad ottagoni.

La vetrata artistica, rimase sempre legata all’evoluzione del vetro muranese, infatti è noto come nella metà dell’Ottocento il vetraio muranese Pietro Bigaglia adorna la sua casa con delle vetrate che alternano rulli filigranati di sua produzione a parti in vetro colorato e trasparente. Filigrana che venne inventata a Murano nella prima metà del XVI secolo.

Dopo un periodo di decadenza, nel XIX secolo la vetrata si è consolidata nelle varie manifestazione dello stile Art Nouveau e Liberty. A Venezia ebbe, in particolar modo, attraverso Teodoro Wolf Ferrari e Vittorio Zecchin un espressione di grande impatto decorativo. Questa nuova spinta diede alla vetrata l’impulso per sperimentare forme e cromatismi nuovi. La Vetrata, dopo un’altra ma parziale decadenza nel secondo dopoguerra (in cui ci si occupa soprattutto di restauri), ha fatto seguito ad una rinascita, con innovazioni che riguardano sia il piano formale che quello tecnico. Ricordiamo solo Chagall, le Corbusier e Anzolo Fuga (artista muranese). Attualmente, grazie anche ai nuovi mercati emergenti, la vetrata artistica, riesce ad inserirsi nell’abito del design ed arte contemporanea. (Alcuni esempi sono le vetrate di Gerhard Richter nella cattedrale di Colonia, le vetrate di Damien Hirst, Sigmar Polke e molti altri.)

 

San Girolamo nel suo studio

Albercht Durer – 1514

ILLUSTRAZIONI E DIPINTI